|
|
Grande Anello dei Sibillini
Il Grande Anello dei Sibillini è un percorso escursionistico di circa 120 Km che abbraccia l’intera catena montuosa. Articolato in nove tappe, è completamente segnalato e permette di conoscere, oltre alla molteplicità di paesaggi e bellezze naturali, parte dell’inestimabile patrimonio storico culturale che questo Parco conserva.Il Grande Anello è parte di un progetto più ampio, “Un parco per tutti”, incentrato sulla volontà di permettere a chiunque, compresi i disabili, di poter liberamente accedere al Parco. In tal senso, due dei cinque percorsi fruibili anche da disabili, previsti nel progetto, sono già stati realizzati. Nei punti tappa del percorso sono previsti altrettanti rifugi escursionistici, 5 dei quali sono già aperti, la cui gestione è strettamente collegata alla promozione dei prodotti agricoli tradizionali. Obiettivo del progetto è attivare quindi un turismo sostenibile anche e soprattutto a beneficio di quei centri abitati meno conosciuti e dell’agricoltura tradizionale.
|
|
| |
|
Fermo
Fermo si trova a 66 km da Ascoli Piceno. Il centro urbano degrada dal colle del Sabulo, sulla cui sommità si staglia il Duomo. Fu antico centro Piceno, poi colonia romana, della cui epoca conserva tratti della cinta muraria e una torre. Oggi è un'importante centro industriale calzaturiero. Ha una spiaggia con sabbia e ghiaia lunga 2 km.
In Piazza del Popolo, centro della vita cittadina, si affacciano il Palazzo Apostolico (XVI sec.) ora sede del Municipio, il Palazzo degli Studi (XVI-XVII sec.) e il Palazzo dei Priori (XVI sec.) ora sede della notevole Pinacoteca Civica. Da visitare la Chiesa di San Francesco (XIII-XV sec.). Nei pressi della Chiesa di San Domenico (con coro ligneo del 1448) si trovano, in via degli Aceti, le Piscine Romane (I sec.) costruite per raccogliere l'acqua piovana. Altri resti romani sono una Torre (cortile Palazzo Trevisani) e, nella via omonima, i resti del Teatro.
Dalla cima al colle si può godere uno splendido panorama e, sulla piazza del Girifalco, c'è il Duomo o Cattedrale dell'Assunta (XIII-XIV sec., interno ristrutturato nel XVIII sec.), sorto sull'area di una basilica paleocristiana (di cui resta un pavimento a mosaico) a sua volta edificata su un tempio romano. Conserva, nella sagrestia, la preziosa casula (sopraveste sacerdotale) di San Tommaso di Canterbury in oro e seta, opera araba del XII sec..
Manifestazioni nei dintorni di Fermo
Maggio:
Sagra dei Piceni a Morrubbiano.
Maggio-Settembre:
Festival internazionale della musica.
Luglio-Agosto:
Mostra mercato dell'artigianato e dell'antiquariato (ogni giovedì).
14 e 15 Agosto:
Palio dell'Assunta.
Agosto:
Contesa della Nzegna a Falerone; Torneo Cavalleresco di Castel Clementino a Servigliano.
Ottobre:
Sagra del vino cotto a Loro Picenio.
|
|
| |
|
Grottammare
Grottammare è una graziosa località in cui si mescolano l'atmosfera del vecchio nucleo medievale caratterizzato da strette vie e l'attività turistica del lungomare che hanno trasformato la cittadina in una frequentata stazione balneare della riviera picena. Ha un clima mite, una spiaggia ampia e sicura e fondali bassi. Fu uno dei maggiori castelli del fermano sin dalla fine del secolo XIV.
Da vedere la Chiesa di Santa Lucia che fu eretta nel 1597 in memoria di papa Sisto V, nato a Grottammare di cui nella sagrestia è conservato un ritratto, dipinto ad olio su tela. Il Monumento a l'Italia del giardino pubblico è opera del Vito Pardo. La Chiesa di Sant'Agostino conserva un affresco di V. Pagani, Madonna della Misericordia. Rimangono resti del Castello di origine trecentesca ma molto manomesso nei secoli successivi.
Nel Museo Diocesano sono custoditi alcuni oggetti appartenuti a Papa Sisto V: il calice, una medaglia recante l?effigie di Camilla Peretti, sorella del papa, e alcuni finissimi paramenti ricamati in filo d?oro
|
|
| |
|
Sarnano terme
Sarnano è un suggestivo borgo medievale posto su un colle nel versante nord-orientale dei monti Sibillini, a mezza strada tra Camerino e Ascoli Piceno. Le sue origini pare risalgano ad alcune famiglie di discendenza longobarda che, all'inizio del XIII secolo, posero le basi per la costituzione del nuovo comune. Il centro storico conserva il suo impianto originario, con le stradine ripide e la piazza Alta, circondata dagli antichi palazzi pubblici e dalla duecentesca chiesa di S.Maria Assunta. Il paese nuovo si snoda più in basso, dove è ubicato anche lo stabilimento delle terme. La fonte deve il suo nome al frate francescano S.Giacomo della Marca che predicò nella regione nel Quattrocento. I dintorni offrono piacevoli motivi di interesse e svago.
Acque - Salse e solfuree, bicarbonato-calciche-sodiche.
Trattamenti - Terapia inalatoria per le patologie delle vie respiratorie. Cura e prevenzione delle malattie del ricambio e dell'apparato urinario. Trattamento delle patologie cutanee e dell'apparato genitale femminile. Fangoterapia e masso-fisiochinesiterapia. Cura e prevenzione della sordità rinogena con insufflazioni endotimpaniche e politzer crenoterapico.
|
|
| |
|
Visite ai centri storici,archeologici e naturali
Per ciò che riguarda gli itinerari,l'Agriturismo Verdi Colline propone due possibilità.Vista la ricchezza di siti storici , archeologici,monumentali dislocati nei vari paesi limitrofi possiamo consigliarvi un percorso indipendente dove voi scegliete come gestirvi la giornata, oppure con una guida (laureata in lettere moderne e storia dell'arte) che vi illustrerà diversi siti (ovviamente preventivamente organizzati) a seconda delle vostre richieste.Per i percorsi Naturalistici siamo in contatto con una Guida Alpina (del C.A.I.)disponibile per passeggiate per inesperti,principianti e appassionati organizzate dal C.A.I. stesso in giorni prestabiliti. Per i prezzi per le visite guidate lo concordate con le guide e varia in base al numero dei partecipanti.I gruppi solitamente non superarano le 10 unità (solo a garanzia di offrire un servizio il più possibile professionale da parte delle guide)
|
|
| |
|
Acquasanta
Acquasanta
Discosta alcune centinaia di metri ad oriente dell'antichissimo agglomerato di Paggese, la struttura fortificata di Castel di Luco costituisce l'elemento architettonico di valenza storica più caratteristico del territorio acquasantano. Eretta sfruttando la naturale difendibilità del luogo, seguendo il bordo dell'altura in traveritino che la ospita, la sua muratura perimetrale ha finito per risultare in una struttura chiusa quasi circolare, che, proprio per tale particolarità, si impone allo sguardo di chiunque abbia a transitare nella sottostante Via Salaria tra Ascoli ed i valichi dell'Appennino. |
|
| |
|
Acquaviva
Acquaviva
L'originario impianto strutturale della rocca risale alla seconda metà del 1200, fortemente voluto da Rinaldo di Acquaviva a difesa dei confine nord dei suoi possedimenti e soprattutto per il controllo dell'unica strada di comunicazione esistente lungo la costa adriatica tra il nord ed il sud dell'Italia, oltre che a sbarramento della via di accesso al mare dell'entroterra ascolano. Totalmente distrutta intorno alla metà del 1400 dall'esercito di Francesco Sforza, venne nuovamente ricostruita e completata verso la fine dello stesso secolo, seguendo i canoni della architettura militare del primo rinascimento, costituendo uno dei più importanti esempi di fortificazione del periodo transito nelle Marche a causa dell'integrata, ma distinta associazione tra i sistemi della difesa piombante con quelli dei tiri delle artiglierie. Quale presidio militare fu di fondamentale interesse nella lotta tra i guelfi ed i ghibellini fino alla definitiva affermazione dello Stato Pontificio. |
|
| |
|
Arquata
Arquata
Il Castello della Rocca sorge su uno sperone roccioso situato poco più a nord dell'abitato. La caratteristica di Arquata, di essere storicamente zona di confine fa sì che attorno al sec. XI-XII si desse inizio alla fortificazione del colle e quindi alla realizzazione del castello. Giovanna II di Napoli vi avrebbe soggiornato dal 1420 al 1435, dopo essere stata incoronata regina dal Pontefice Martino V. La tradizione vuole che il fantasma della sovrana si aggiri ancora oggi fra gli spalti del maniero. L'insieme delle strutture edilizie che forma la Rocca, ha subito nel corso degli anni una serie di modifiche e di ampliamenti funzionali. L'attuale castello è il frutto di continui rimaneggiamenti protrattisi fino a tutto il XV secolo. Fu restaurato negli anni '20 e poi ha subito, più di recente, nuovi interventi. |
|
| |
|
Avacelli
Avacelli
La antica Castrum Lavacellorum sorse attorno al XI secolo. Passò sotto il dominio di Arcevia sul finire del XII secolo. Svolse una importante funzione militare lungo la fascia montana di confine tra i possedimenti longobardi e i bizantini. Conserva ancora parte della sua cinta muraria fortificata ed il nucleo medioevale. Da visitare la chiesa di S. Lorenzo, in particolare la pala attribuita all'Agabiti (1513 circa) nota come Madonna del Rosario Notevole testimonianza del periodo longobardo è pure la Chiesa di S. Ansuino. |
|
| |
|
Borgia
Borgia
La Rocca del Borgia fu fatta costruire tra il 1502-1503 per iniziativa di Alessandro VI dopo l'assedio e laconquista della città e il massacro di Giulio Cesare da Varano e di tre suoi figli per tenere a bada lacittà nostalgica della dinastia varanesca. Architetto fu Ludovico Clodio, che costruì più tardi per Giulio IIla fortezza di Gallera a Bologna. Fu parzialmente smantellata nella seconda metà dell' 800.Conserva ancora due torrioni ed il mastio. Interessante la visita agli ambienti di quest'ultimo. La rocca era divisa dalla città da uno strapiombo che veniva superato con un audace ponte levatoio. L'avvallamento fu riempito nel 1600 per concessione del papa Clemente X, già vescovo di Camerino.Sulla spianata interna, al lato Sud, vi è parte della struttura del convento francescano di S. Pietro in Muralto che vi sorgeva almeno dal 1300 e fu incluso nella rocca. |
|
| |
|
Candelara
Candelara
Il castello, che dista 7 Km da Pesaro, si formò nell'XI secolo come luogo di rifugio per gli abitanti della zona in un periodo di frequentissime scorrerie tra bande armate. Nel 1176 vi si rifugiò l'imperatore Federico Barbarossa dopo la sconfitta di Legnano; successivamente la storia di Candelara è legata alla famiglia Malatesta, sia al ramo pesarese che a quello riminise. Anche la porta d'accesso, munita di torre e di ingresso carraio e pedonale, fa parte del rafforzamento malatestiano. Di grande interesse è tutto l'insieme del sistema difensivo (porta, mura, bocche da fuoco), che costituisce una esperienza d'avanguardia nel campo dell'architettura militare del '400. Restano intatte dell'antico castello: le case-mura a sinistra della porta d'accesso, la Casa del Consiglio e la casa per la Scuola, il Capitano e il forno sulla destra, con attiguo orologio provvisto ancora dell'antico meccanismo. |
|
| |
|
Casteldimezzo
Casteldimezzo
Il castello ebbe vari nomi: Gaiola, Galliola, Gazoleto. L'attuale denominazione (castello che sta in mezzo tra Fiorenzuola e Gabicce) prevalse nel XIV secolo. Oggi, coi pochissimi abitanti, rimangono solo frammenti delle mura medioevali; è invece esistente la chiesa parrocchiale di S.Apollinare e S.Cristoforo, la cui dedicazione ricorda l'appartenenza del castello agli arcivescovi di Ravenna. Memoria antica di questo suggestivo paese di pescatori è un'opera veneratissima posta all'altare maggiore: il quattrocentesco Crocifisso che, secondo una leggenda cara agli abitanti, fu trovato in riva al mare dentro una grande cassa. Nella parrocchiale, rimaneggiata nella pianta e alterata nella posizione dell'ingresso, è visibile anche un'importante tavola cinquecentesca di Francesco Zaganelli da Cotignola: la "Madonna col Bambino e i Santi Apollinare e Cristoforo". |
|
| |
|
Castiglioni
Castiglioni
Sorto intorno al Mille, nel 1208 il castello passò sotto Arcevia. Agli inizi del XV secolo subì un violento assalto ad opera di Braccio da Montone per conto di Arcevia che voleva liberarlo dalla occupazione delle truppe di Ludovico Migliorati. Conserva la sua caratteristica struttura medioevale, con mura di cinta ben conservate ed i due accessi fortificati. Nella Chiesa parrocchiale è la tela della Madonna del Rosario opera di Ercole Ramazzani del 1589 |
|
| |
|
Caudino
Caudino
Conserva ancora l'antico assetto urbanistico, con ampi tratti di mura e l'antico accesso originario. Sottomesso ad Arcevia nella seconda metà del Xlll secolo. Presso il castello, nella prima metà del XIV secolo, fu combattuta una decisiva battaglia tra le forze guelfe e quelle ghibelline, guidate da Alberghetto Chiavelli. Quest'ultime subirono una dura sconfitta. |
|
| |
|
Croce
Croce
La fortificazione (XIII secolo) a noi pervenuta, dalla particolare forma a V, risale al periodo didominio dei da Varano ed aveva lo scopo di difendere la zona sud-est delle proprietà della famiglia Camerte. La particolarità di questo "castello" sta nel fatto che l'abitato coincide esattamente con la cinta muraria, al centro della quale si trova la porta d'ingresso a sesto acuto. La chiesa, all'interno della quale ci sono ben cinque altari in legno dorato, conserva opere di Nobile da Lucca, Andrea, Simone e Federico De Magistris, nonchè un notevole Crocefisso, posto sotto l'altare centrale, ed un rude quanto possente S. Antonio Abate, entrambi lignei. |
|
| |
|
Fiorenzuola
Fiorenzuola
Fiorenzuola è paese di delicati incanti, forse non ce n'è altro più bello nell'arco di costa da Venezia ad Ancona. Noto da sempre a tutti i viaggiatori di terra e di mare, di fondazione romana, fu trasformato in castello dagli arcivescovi di Ravenna, quando Pesaro faceva parte della Pentapoli Marittima Bizantina. Oggetto di contesa tra la Chiesa ravennate e la Comunità pesarese, e in seguito tra i Malatesta di Rimini e quelli di Pesaro, la loro sorte è stata tormentata e drammatica. Situato a 10 Km d Pesaro, 25 da Rimini e 15 da Riccione, Fiorenzuola di Focara è l'unico borgo medievale che si erge a 177 metri sul livello del mare. La sua cinta muraria di forma pentagonale, nel passato a difesa del castello, è attualmente in fase di restauro unitamente ai torrioni laterali, mentre un lato è a strapiombo sul mare. |
|
| |
|
Frontone
Frontone
La storia di Frontone è legata soprattutto al suo Castello, conteso da principi e guerrieri per il dominio delle contrade circostanti e che oggi rappresenta uno dei più chiari esempi di architettura militare dell'XI secolo.
Del Castello si hanno notizie in scritti fino al 1081. Frontone per lunghi periodi dovette sottostare alla giurisdizione di Cagli e poi a quella di Gubbio. Spodestata la signoria dal Conte Guidantonio di Urbino, Frontone si inserisce, per oltre un secolo nella storia dell'illustre famiglia dei Montefeltro e di quella dei Della Rovere che le succedette nel possesso del Ducato di Urbino.
Nel 1445 Sigismondo Malatesta di Rimini in guerra contro il Duca Federico da Montefeltro tentò di togliergli il Castello, ma il personale intervento del Duca Federico mise in fuga i Malatesta.
|
|
| |
|
Ginestreto
Ginestreto
Il castello, che dista 14 Km da Pesaro, è sorto tra il X e XI secolo; secondo la tradizione ne assoggettava altri 14 minori ed era particolarmente importante. Faceva parte del contado di Pesaro e nel 1512 Francesco Maria I° della Rovere lo promise a Baldassarre Castiglione; poi ci ripensò e gli diede in cambio Novilara. Non vi esisteva né una rocca né un palazzo; l'unica caratteristica architettonica era l'ingresso fortificato a triplice arcata con ponte levatoio.
Ginestreto
Oggi rimangono solo gli stipiti originali, ma l'arco è stato ricostruito, così come ampiamente rimaneggiate sono le mura di cinta che conservano parti di struttura in laterizio alternate a vaste zone intonacate. Strade in dislivello, slarghi silenziosi, facciate ben mantenute danno al castello un fascino senza tempo. Da questo luogo, anticamente illuminato dal giallo delle ginestre, viene un'opera tra le più importanti del patrimonio artistico pesarese. E' il sarcofago (arca) conservato nell'atrio del palazzo vescovile di Pesaro: un documento unico della scultura barbarica, con influssi longobardi e visigoti, risalente al VII-VIII secolo, ritrovato nel '700 presso una casa colonica ove era usato come vasca-abbeveratorio. |
|
| |
|
Gradara
Gradara
Borgo di inconfondibile aspetto medievale, in felice posizione panoramica su un colle sovrastante la via Flaminia, Gradara è cinta da una cortina trapezoidale di mura trecentesche coronate di merli guelfi e munite di bastioni rettangolari. Una cortina intermedia di mura, fornita di torri e di porta autonoma, garantiva una ulteriore protezione alla rocca. L'intero perimetro delle mura è percorso da un camminamento di ronda continuo. Nell'angolo occidentale la cinta muraria èrinforzata da un poderoso bastione poligonale, la rocchetta. L'unico accesso al borgo era la Porta dell'Orologio, un arco a tutto sesto sormontato da una torre quadrata (su cui sono murati gli stemmi dei Montefeltro, degli Sforza e dei Malatesta) fornita di ponte levatoio. Il castello occupa il punto più alto e meglio difendibile del colle. Gravita attorno al torrione principale o Mastio, che contribuisce ad imprimere all'insieme quell'aspetto di forza ed eleganza caratteristico delle fortezze medievali. Il Mastio risale al 1150, e attorno ad esso furono in seguito edificate le ali del castello. L'interno del castello subì radicali trasformazioni nel passaggio da fortilizio a residenza signorile. Delle opere d'arte che servirono a ingentilirlo rimangono in particolare la battaglia attribuita ad Aspertini (ora nella Sala del Consiglio) e la Pala in terracotta di Andrea della Robbia nella cappella. |
|
| |
|
Lanciano
Lanciano
Il Castello, circondato da un parco secolare di grande suggestione, ha subito nel corso dei secoli alcune fondamentali ristrutturazioni. Tra il 1382 ed il 1385 Giovanni da Varano promosse l'edificazione della rocca per proteggere il confine nord - orientale della città di Camerino. Nel 1489, persa la funzione militare, il castello fu trasformato in residenza signorile da Giovanna Malatesta, nipote di Francesco Sforza e moglie di Giulio Cesare Varano. Conclusasi la dinastia varanesca, la proprietà di Lanciano passò a diverse famiglie nobiliari tra cui i Voglia, i Rosa, i Rossetti, ed infine i Bandini che lo acquistarono da papa Benedetto XIV nel 1754. Il marchese Alessandro Bandini restaurò tutto il complesso che venne ampliato con la costruzione della Galleria al primo piano, decorata dall'architetto camerinese Giovanni Antinori. L'ultima esponente della Famiglia, Maria Sofia Giustiniani Bandini Gravina, nel 1977, donò il castello e tutto il suo patrimonio alla Curia Arcivescovile di Camerino. Un percorso guidato conduce i visitatori all'interno del castello e nel parco. Dallo scalone settecentesco alle sale con i quadri, gli arredi e gli oggetti della nobile famiglia Giustiniani Bandini, tutto tende a conservare il fascino tipico delle antiche dimore signorili. Di grande interesse, per la particolare cura e preziosità delle decorazioni e dei dipinti è il Salone delle feste che oggi ospita convegni e giornate di studio. L'intero complesso, colpito dal sisma del 26 settembre del 1997, è stato restaurato e riaperto al pubblico il 24 Settembre 2005. Ospita il Museo "Maria Sofia Giustiniani Bandini", la cui gestione è affidata al Comune di Castelraimondo. |
|
| |
|
Loretello
Loretello
Sorto probabilmente prima del Mille, appartenne originariamente all'eremo di Fonte Avellana. Nel 1248 passò sotto il dominio di Arcevia. Loretello è uno dei più conservati e suggestivi castelli medioevali dell'Arceviese. Quasi intatti sono le sue mura, i rivellini, la munita porta ed il bel ponte di accesso a tre arcate. |
|
| |
|
Montecerignone
Montecerignone
Castello (l'antico castrum medievale), che si inerpica fino alla Rocca, costruita nel sec. XIII dai Conti di Montefeltro, è suggestivamente incoronata intorno dal Faggiola, dal Carpegna, dal Montecopiolo, dal S. Paolo. Dopo alterni accadimenti storici, la Rocca, che fu già dominio del Vescovo feretrano claro Peruzzi (cfr. Card. A. Grimoard, Descriptio, s.v.), nel 1389 fu infeudata da Bonifacio IX, al Conte Antonio da Montefeltro,
Mondavio
i cui discendenti, con breve intervallo (1448 - 1464) sotto i Malatesta e di un soffio di stagione sotto il Valentino, all'incipienza appena del sec. XVI, lo tennero fino al 1631. Per la sua posizione strategica, Montecerignone, privilegiato del titolo di Terra, per lungo tempo fu sede dell'unico Tribunale Montefeltrano e del Commissariato, chiamate per antonomasia, prima Podestà del Montefeltro, quindi fattore del Duca. La Rocca, che ha resistito al rodio del tempo mostrando le cure inimitabili del celeberrimo architetto Francesco di Giorgio Martini, interessato dalle sollecitazioni del Duca Federico da Montefeltro, sembra che si protenda a proteggere il Palazzo dei Begni, di pregevole fattura rinascimentale. Ma ciò che fa più meraviglia è il fatto che nella formidabile arce, proprio nella sua parte nord, il di Giorgio Martini lasciò il soffio della sua potenza architettonica, espressa nell'euritmia e nella semplicità lineare, interpretazione polifonica di tempi nuovi e di trasformate coscienze. |
|
| |
|
Montale
Montale
Castello di origine medioevale, annoverato tra le proprietà del vescovo di Senigallia. Nel 1289 passò ad Arcevia. Il castello, ai primi del XV secolo fu assalito e preso da Braccio da Montone per conto di Arcevia. Montale conserva, nella parte più antica, consistenti tracce della sua origine medioevale. Interessante è ciò che resta della cinta muraria, in alcuni tratti ben conservata e fornita di rivellini e torríoni. La chiesa principale è dedicata a S Silvestro |
|
| |
|
Moresco
Moresco
Il castello di Moresco, noto per la sua posizione strategica e la sua originale torre, sorge sulla sommità di un colle a controllo delle vie che dalla sottostante valle dell'Aso, dalla città di Fermo e dal mare si incrociano e si raccordano per dirigersi verso Monterubbiano e l'interno verso Montefiore e il meridione. Completamente cinto di mura, ha forma triangolare con al vertice un imponente torrione eptagonale. Un'altra torre minore, detta dell'Orologio, sovrasta la porta di accesso al paese che è affiancata da un elegante portico cinquecentesco. Una ulteriore porta pedonale è stata aperta in tempi successivi sul lato sud-ovest. All'interno della cinta muraria tre vie parallele convergono sulla piazzetta dell'antico castrum separando gli isolati di modeste case a schiera. |
|
| |
|
Nidastore
Nidastore
Nido degli astori, cioè dei falchi che nel Medioevo venivano addestrati alla caccia. E' uno dei più antichi e importanti castelli arceviesi. Sorto attorno all' Xl secolo, nel 1232 entrò nella sfera di potere di Arcevia. Tuttavia Nidastore non volle mai assoggettarsi completamente e i documenti d'archivio testimoniano di continue ripetute ribellioni, tra cui quella del 1430 che portò alla completa distruzione del castello, poi ricostruito a spese di Arcevia. Nel 1460 Sigismondo Malatesta, signore di Rimini e nemico della Chiesa, prese Nidastore dopo che presso le sue mura aveva sconfitto e messo in fuga le truppe papali comandate dal vescovo di Corneto, Bartolomeo Vitelleschi. |
|
| |
|
Offagna
Offagna
Avamposto anconitano contro Osimo, che conduceva in quel tempo una politica espansionista (non solo nei confronti del contado di Ancona ma anche nei confronti di altri comuni), questa rocca occupa un posto di rilievo nella storia dell'architettura militare di transizione. Venne eretta fra il 1454 ed il 1456. Oltretutto, il fatto di non aver subito rimaneggiamenti nelle epoche successive, ne acuisce il pregio, in quanto l'impianto, nella sua essenza, è rimasto pressoché inalterato a distanza di oltre cinque secoli Di pianta quadrata, la rocca è posta sulla sommità di una altura che fronteggiava a sud, appunto, la rivale Osimo. |
|
| |
|
Palazzo
Palazzo
Palazzo è uno dei centri più interessanti del territorio arceviese. Sorge a m. 508 nell'alta valle del torrente Fenella. Nel 1130 fu donato all'eremo di Fonte Avellana. Nel medioevo era proprietà degli arcivescovi di Ravenna e poi conteso tra i vescovi di Fossombrone e Senigallia. Passato sul finire del Xlll sec. sotto il dominio di Arcevia a seguito della vittoriosa guerra condotta contro la città di Fossombrone, ne seguì le vicende storiche. Conserva quasi intatta la struttura urbanistica medioevale e la cinta muraria, soprattutto nella parte alta |
|
| |
|
Pallotta
Pallotta
Il castello Pallotta dà un volto indimenticabile a tutto il paese di Caldarola: dall'alto del colle si impone con l'armonia di una costruzione rinascimentale, che ha preso il posto delle modeste abitazioni dove una volta aveva dominato il castrum feudale. Non si hanno notizie certe sulla nascita di questo castello nel quale si entra attraverso Porta Camerte, chiusa da un massiccio portone. Superato il primo cortile con cammino di ronda, saracinesca per lachiusura dell'entrata e relativa caditoia ci si trova in un atrio buio.
Pallotta
Nel vestibolo di sinistra si può ammirare un affresco del 1485. Dall'atrio si passa nella sala delle carrozze, delle sellerie e delle armi. Attraverso il ponte levatoio si entra nel parco, dove giganteggia uno dei pini più antichi della regione. Nel piano nobile, tra le numerose sale, completamente ammobiliate, si distingue la sala da pranzo, nellaquale è conservata una ricca collezione di ceramiche del '700 e di cristalli di Boemia. |
|
| |
|
Pievefavera
Pievefavera
L'antico sito di Faveria, sorto in epoca romana, si caratterizza come statio, cioè stazione di posta, grazie alla felice posizione geografica, situata lungo la strada di congiunzione tra la Flaminia e la trasversale che univa Urbs Salvia ad Ancona. Nell'alto Medio Evo (X -XI sec.) il centro, spostatosi nel frattempo sullo sperone roccioso, divenne "pieve" ed andò assumendo via via la forma attuale. Il paese, infatti, disposto con uno schema a lisca di pesce, risulta circondato da ben tre cinte murarie con portali a sesto acuto. La Chiesa plebale è stata ricostruita nel XII secolo e rimaneggiata in epoche successive. Particolare il Sagrato, punto focale della pievania, dove è possibile ammirare alcuni reperti archeologici di epoca romana. Un più ampio Antiquarium è posto all'interno della Torre castellare ed offre agli occhi del visitatore una particolare commistione tra epoca romana e medioevale, cosa che d'altronde è già evidente nel toponimo del paese. Pievefavera
|
|
| |
|
Piticchio
Piticchio
Si afferma da vari storici che sorse dalle rovine della città romana di Pitulum, tuttora di incerta identificazione. Nel 1223 Piticchio, con Montale, era di proprietà del Vescovo di Senigallia, Arcevia ingaggiò una aspra contesa con tale vescovo per il possesso di Piticchio e l'ottenne solo nel 1293. Il castello presenta ben conservata la sua cinta muraria fortificata ed il suo nucleo storico centrale. La chiesa parrocchiale è dedicata a S Nicolò e conserva il quadro della Madonna del Rosario, dipinto da Ercole Ramazzani nel 1582. |
|
| |
|
Senigallia
Senigallia
La tipologia architettonica della Rocca di Senigallia costituisce un modello caratteristico di fortilizio militare definitile nell'ambito delle rocche di pianura. Queste nascono, nella loro accezione e forma quattrocentesca, per ragioni eminentemente di deterrente militare e presidio simbolico degli interessi delle locali signorie, non strettamente legate all'evoluzione di un insediamento di matrice demografico - economica nel territorio ma come avamposto isolato in localizzazioni periferiche dell'abitato, spesso ai vertici di cinte urbiche come ricetto preminente e talvolta residenza del Signore locale. |
|
| |
|
Tolentino
Tolentino
Sulla pianura situata alla sinistra del fiume Chienti, a 7 chilometri da Tolentino,
s'innalza, maestoso e suggestivo, il Castello della Rancia ricostruito nel sec. XIV sulle strutture di una preesistente grancia cistercense. Il castello, di forma quadrangolare, è composto da una cinta merlata rafforzata da tre torri angolari. A difesa dell'ingresso principale del castello si eleva una delle torria cui si accedeva mediante un ponte levatoio, sostituito in seguito da uno in muratura. Il mastio, nucleo originario della preesistente grancia, è alto circa 30 metri ed è costituito da quattro piani, di cui i primi tre sono voltati a crociera. Al secondo piano, fornito di un ampio camino e raggiungibile tramite una scala a chiocciola in pietra, si trovava l'alloggio del granciario e poi del castellano. |
|
| |
|
Varano
Varano
La strada che conduce alla rocca attraversa Varano di sotto, un gruppo di case in cui poco deve essere cambiato dal tempo in cui il maniero era efficiente. Alcune case risalgono al 1300. La chiesina di S. Antonio poggia direttamente sullo scoglio. Conserva un portale romanico in pietra bianca. A tergo della rocca restano i ruderi della chiesa di S. Giuliano. Il gruppo dominato dalla rocca Varano, simbolo della forte e gloriosa signoria, si fa aspro e petroso, a picco sulla valletta del rio S. Luca e sulla stretta valle del Chienti. Le rovine attuali portano i segni di ogni era ed anche del declassamento a casa colonica, fino agli inizi di questo secolo, che poi è servito a salvare il rudere. Rodolfo Gentile Da Varano e i suoi predecessori, i Signori del secolo XV che continuarono saltuariamente ad abitarvi, ne tennero sempre il possesso. Finito il ducato divennero proprietari la camera apostolica, i Bandini e di recente il Comune di Camerino. |
|
| |
|
Vestignano
Castelli e rocche
Il castello ( IX - X Sec.) , con le modifiche apportate dai Duchi da Varano di Camerino, è pervenuto a noi nelle sue strutture portanti e rappresenta un valido esempio di arte castellare, dal suggestivo impatto paesaggistico. Tuttora, appare costituito da una cinta muraria, al cui interno si eleva una torre circondata da una "corte", riservata al comando della difesa; all'interno d el "castrum", si trova una seconda cinta muraria che congloba le abitazioni della comunità rurale. Vestignano
Di notevole interesse artistico la ducentesca Chiesa dei Santi Martino e Giorgio, all'interno della quale è possibile ammirare il Trittico di Simone de Magistris, raffigurante l'Ascensione, la Crocifissione e l'Assunzione, intervallato da due riquadri più piccoli con San Giorgio e San Martino. Si possono ammirare inoltre opere di Andrea de Magistris e Nobile da Lucca. |
|
| |
|
`Aiello`
Aiello
Di un castello così imponente sul colle, tuttora abitato, posto a dominare la valle tra Camerino eCastelraimondo, abbiamo poche notizie, ma essenziali e legate a nomi evocatori di fortunediverse della grande famiglia Da Varano: Gentile, subito dopo il passaggio delle truppe Sveve, nel 1260 costruì due torri collegate da galleria seminterrata; Giovanni, il deciso fortificatore delle terre e dei confini camerinesi, le rafforzò per collegarle all'intagliata (sistema di fortifícazioni a difesa del ducato) di cui divennero un punto nevralgico Rodolfo III, il primo vero signore assoluto, ricordò nel testamento (1418) questa torre circondata da alcune case; Giulio Cesare, il più grande dinasta, in un momento di floridezza, nella seconda metà del '400, aggiunse alle torri il palatium, le stanza cioè per abitazione (il Conti vi notò un secolo fa motivi decorativi simili a quelli del castello di Beldiletto; pere e tralci). Proprietà Massei dapprima, passò in eredità all'Orfanotrofio di Camerino, quindi fu acquistata da Saverio Bruschetti, che nella prima metà dell'800 trasformò totalmente l'antico castello appartenente oggi al conte Giuseppe Vitalini Sacconi. |
|
| |
|
`Urbisaglia`
Urbisaglia
Per castello, in questo caso, si intende un borgo difeso da mura di cinta, torri e porte fortificate. La rocca era invece la fortificazione destinata esclusivamente a funzioni militari di controllo all'esterno ed interno del castello. Due antiche porte principali sono tuttora visibili. Porta Entogge ad ovest (detta poi Porta Trento) e Porta Fiastra (detta poi Porta Piave). Le porte hanno perduto i loro attributi militari, ciononostante sono tuttora ben leggibili e documentano i due sistemi principali di ingresso al castello. Il castello di Urbisaglia venne eretto nell'area nord-occidentale della distrutta città romana di Urbs Salvia. Rovine di tale città furono inglobate tanto nell'area del castello che in quella della rocca. Essa venne eretta agli inizi del Cinquecento da Tolentino occupando id sito di un preesistente Girone medioevale (di cui residua la parte basamentale del mastio) e insistendo quindi anche nel sito di quella che era verosimilmente l'Arce (Arx o rocca) della città romana di Urbisaglia |
|
| |
|
Castelluccio di Norcia
Castelluccio di Norcia la Storia
Storia (in breve) di Castelluccio di Norcia
Non esistono molte testimonianze scritte sulle origini di Castelluccio, ma possiamo dire con certezza, che la presenza dell'uomo in queste alture non è un fatto recente. Ciò è testimoniato da diversi frammenti di terracotta di età romana rinvenuti in località Soglio, presso l'antica Fonte di Canatra. Nella prima metà del 16oo furono trovate nelle fondamenta di un edificio del paese, delle monete di bronzo con il ritratto dell'imperatore Claudio II il Gotico (268-270 d.c.). In questo periodo ci fu un'altra interessante scoperta; una tomba (non datata) di un soldato, probabilmente situata non distante dalla strada che conduce a Forca di Presta (Cordella, Lollini 1988) non a caso punto obbligato di passaggio tra la valle del Tronto e la Valle del Nera, tra il Piceno e la Sabina. L'attuale nucleo abitativo non risale a prima del XIII sec., anche se alcuni documenti, e recentemente l'aereo-fotografia ha rivelato un antico castelliere sulla parte più alta del paese (Cordella-Lollini).
La storia di Castelluccio e il suo sviluppo sono strettamente legate alla storia della pastorizia. Quando nacque l'esigenza di cambiare l'attività della pastorizia da stagionale a stanziale, cominciò il disboscamento delle alture per creare nuovi pascoli, inoltre il legno era usato come materiale da costruzione e da riscaldamento. Un largo piazzale asfaltato accoglie il visitatore che giunge a Castelluccio. E' qui che si affacciano una serie di edifici, un tempo stalle e fienili. Sui muri grandi scritte di vernice bianca, incomprensibili a chi non conosce il dialetto o i problemi di Castelluccio. Salendo sulla sommità del colle, una volta chiamato "le pitture", si giunge all'abitato più antico del paese. Della vecchia fortificazione cinquecentesca non rimane che un portale, e pochi tratti delle mura, oltre si accede alla piazzetta della chiesa di S.Maria Assunta anch'essa del 1500. E' il maggiore monumento storico artistico, all'interno vi è custodita una pregevole scultura lignea raffigurante una Madonna (1499) attribuita a Giovanni Antonio di Giordano, maestro scultore di Norcia.
Le anguste stradine che salgono e scendono, portano ai diversi livelli dell'abitato. Le case, addossate le une alle altre sembrano difendersi vicendevolmente dal freddo, molto spesso hanno piccole finestre, e sui muri sino a pochi anni fa si potevano vedere piccole figure sacre in ceramica, che una volta forse rappresentavano la sola difesa degli abitanti contro le avversità della natura. |
|
| |
|
Norcia
Norcia
Città natale di San Benedetto, Patrono Principale d'Europa
Dove alla profonda spiritualità si uniscono il fascino della natura, le meraviglie dell’arte e la genuinità della gastronomia
Comune di Norcia La città sabina di Norcia, nella parte più montuosa e pittoresca dell’Umbria, nell’area del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, vanta numerose risorse ambientali, artistiche, gastronomiche e culturali che la rendono attraente e unica agli occhi di ogni visitatore.
Meta indiscussa di chi ama il contatto con la natura incontaminata, lo sport, la tranquillità e la qualità della vita, Norcia è un luogo sempre ospitale e accogliente, d’elezione per chi, tra una scoperta gastronomica e l’altra, vuole rigenerare anche lo spirito. A Norcia, Patria di San Benedetto, Patrono Principale d’Europa, arriva infatti sia chi vuole conoscere la profonda spiritualità benedettina, sia chi è allettato dalla sua indiscussa fama culinaria, che fa della città uno dei paradisi gastronomici più ricchi e ricercati d’Italia, la capitale dei prodotti della “norcineria” (che da Norcia trae nome e lustro), dei tartufi neri pregiati, dei formaggi e delle lenticchie. La sua vocazione turistica si è sviluppata negli anni in perfetta armonia con la salvaguardia delle bellezze naturali e architettoniche che contraddistinguono tutto il territorio. Qualificate attrezzature alberghiere e strutture sportive all’avanguardia fanno della città anche la mèta privilegiata di sportivi di ogni tipo, come club e squadre di calcio di massimo livello, tutti gli anni in ritiro in questo pittoresco angolo sud-orientale dell’Umbria. A poca distanza da Norcia, negli ampi piani di Castelluccio, ha sede la migliore scuola europea di volo libero; nei numerosi sentieri all’intero del Parco Nazionale si svolgono escursioni a piedi e a cavallo e anche trekking con i muli; i corsi d’acqua del Sordo e del Corno offrono la possibilità di praticare rafting e canyoning; mentre le suggestive pareti rocciose, le grotte carsiche e le gole che caratterizzano l’intero territorio della Valnerina sono il luogo ideale per free-climbing e speleologia. |
|
| |
|
Santa Rita da Cascia
La Basilica
Santa Rita da Cascia
La prima pietra della chiesa di Santa Rita da Cascia fu posta il 20 giugno del 1937, solo dieci anni più tardi, il 18 maggio del 1947, l'edificio fu consacrato.
L'aspetto attuale tuttavia si deve alla volontà di Papa Pio XII ed all'opera prima del Mons. Spirito Chiapetta e poi degli architetti Martinenghi e Calori. Non va tuttavia dimenticato l'apporto economico dei tanti devoti di Santa Rita da Cascia sparsi nel mondo e l'opera incessante della badessa Madre Teresa Fasce.
La basilica, rivestita di travertino bianco tipico delle cave di Tivoli, presenta un'impianto a croce greca con quattro grandi absidi laterali e cupola centrale a dominare il presbiterio. L'artista Eros Pellini ha scolpito sul portale principale alcuni episodi della vita di Santa Rita da Cascia ed all'interno, in marmo di Carrara, le tappe della Via Crucis.
Altri artisti moderni di indiscutibile fama hanno partecipato alla realizzazione dell'edificio e degli arredi; le mura sono affrescate fra gli altri da Luigi Montanarini, Luigi Filocamo, Silvio Consadori e Gisberto Ceracchini, le suppellettili sacre e l'altare maggiore sono opera di Giacomo Manzù. Cesarino Vincenzi di Bologna è l'autore del quadro ad olio della Maddalena, dell'affresco del San Giuseppe nell'ingresso della Basilica e del bel soffitto ad affresco della sagrestia. Le spoglia terrene di Santa Rita riposano oggi protette dalla cancellata di sinistra ancora perfettamente conservate.
La Santa nata nel 1381 nella vicina Roccaporena e battezzata con il nome di "Margherita", per il volere del padre si sposò rinunciando, in un primo tempo, ad entrare in un convento Agostiniano secondo quelle che erano invece le sue più intime aspirazioni.
Dopo 18 anni di un matrimonio travagliato e violento, la sua esemplare condotta spinse il marito a convertirsi. In un periodo di lotte comunali intestine il marito fu ucciso dalla famiglia dei Casciani; "Margherita" per evitare sanguinose e infinite vendette trasversali, perdonò i propri compaesani e trovò accoglienza nel Monastero delle Suore Agostiniane di Maria Maddalena. Nel 1442, la notte del Venerdì Santo, ricevette le stimmate da una spina della corona del Crocefisso, che secondo la tradizione, le si conficcò in fronte. Si spense il 22 maggio del 1447, e benché fosse oggetto di venerazione già negli ultimi anni della sua vita, solo nel 1628 fu beatificata da Papa Urbano VIII e solo il 24 maggio del 1900 fu santificata da Papa Leone XIII. |
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
|